Lo zaino smarrito e la libertà ritrovata

Lo zaino smarrito e la libertà ritrovata

Una piccola storia che racconta il dietro le quinte della fotografia inserita nel logo del corso di Fotografia Esplorativa. E' la storia di come tutto ebbe inizio :)

fotografia esplorativa


AGOSTO 2012, CUBA
Arrivo ad Havana dopo tre voli, quasi trenta ore di viaggio, non ho idea di quello che mi attende. Passo quasi venti minuti vedendo il nastro dei bagagli girare, tutti i passeggeri del mio volo oramai non ci sono più...nonostante il caldo afoso ho un brivido lungo la schiena. Dove sarà il mio zaino? Provo a vedere in giro per un'altra decina di minuti prima di rassegnarmi del tutto e mi dirigo all'ufficio dei bagagli smarriti. Con il mio spagnolo praticamente inventato provo a spiegare la situazione, compilo i moduli, capisco che non rivedrò il mio zaino.

Il giorno successivo avrei preso un altro volo per Città del Guatemala, una notte prenotata ad Antigua poi solo una bozza di itinerario e nessun indirizzo certo a cui farmi recapitare lo zaino.
Arrivo nella mia casa particular ad Havana e riverso sul letto il contenuto del mio bagaglio a mano, sono solo e quelle sono le uniche cose su cui avrei fatto affidamento per i successivi 28 giorni.

Primo giorno di viaggio e primo viaggio da solo, per la serie iniziamo bene. Sale un po' di sconforto e realizzo che anche il caricatore delle batterie della macchina fotografica è nello zaino smarrito...sfortuna nella sfortuna.

Scesi a fare una passeggiata per distrarmi un po', verso il tramonto i vicoli di Havana risplendono proprio come i vicoli di Napoli. Il sole caldissimo rimbalza scintillante in luoghi ricchi di decadenza e fascino. Scatto qualche fotografia, tra cui questa, ogni scatto è accompagnato da una sensazione di angoscia: riuscirò a trovare un caricatore in giro oppure una volta finite le batterie rimarrò fregato?

Ad Havana tutti hanno voglia di parlare e io non chiedevo di meglio, per qualche momento non pensavo più alla mia disavventura.
Lo zaino non arrivò, il caricatore lo comprai dopo 6 giorni grazie ad un vecchietto che con molta pazienza mi regolò il voltaggio di uno strano caricatore universale. Attraversai il Guatemala, arrivai in Chiapas e poi tornai gli ultimi giorni ad Havana tutto con pochissime cose comprate lungo il cammino. Da quella sfortuna trassi una grande forza e una grande libertà, ero riuscito a viaggiare con pochissimo peso e poche preoccupazioni.

Mi innamorai del centro america e della lingua spagnola, fui accolto come a casa, imparai che da solo in viaggio si potevano aprire infinite porte e che ogni difficoltà poteva essere affrontata. Quel viaggio fu uno spartiacque di un ciclo di vita che si era chiuso ed un altro incredibile che si stava per aprire eppure non avrei mai potuto nemmeno lontanamente immaginare quello che sarebbe successo negli anni. Non potevo sapere che le foto di quel viaggio sarebbero arrivate nelle mani dell'Ambasciatore del Guatemala, non potevo sapere che avrei continuato a viaggiare per l'America Latina, non potevo sapere che mi sarei ritrovato sulla cima di una montagna di 6.000 metri in Bolivia e non potevo sapere che sarei entrato in un carcere in Honduras.

Dopo 28 giorni lo zaino era lì ad aspettarmi in una stanza impolverata dell'areoporto di Havana, compilo i moduli e riparto per Napoli.

Arrivo a Capodichino stanco morto, sono di nuovo al nastro bagagli e passano i secondi poi i minuti. Ancora una volta mi guardo intorno e sono l'ultimo fesso ad attendere invano, vado all'ufficio dei bagagli smarriti. Allora solo, senza nemmeno il mio zaino, iniziai ad innamorarmi del mondo.

sabato 14 settembre 2019

SE FOSSI FOTO Emanuele Di Cesare EMANUELE DI CESARE
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